Agronomia at University Of Perugia | Flashcards & Summaries

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Lernmaterialien für Agronomia an der University of Perugia

Greife auf kostenlose Karteikarten, Zusammenfassungen, Übungsaufgaben und Altklausuren für deinen Agronomia Kurs an der University of Perugia zu.

TESTE DEIN WISSEN
Parlami del pascolamento.
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TESTE DEIN WISSEN
Il pascolamento deve essere effettuato quando le graminacee sono ancora allo stadio vegetativo, e sono quindi caratterizzate da un rapporto foglie/fusti piuttosto alto. In genere il momento ottimale corrisponde ad un’altezza dell’erba pari a 15-20 cm: in seguito, durante la levata delle graminacee, la qualità e l’appetibilità dell’erba calano. Nel caso di sorgo, il pascolo non è possibile con la coltura giovane, a causa della presenza della durrina, che può causare pericolose intossicazioni. Inoltre, alcune leguminose devono essere pascolate con molta prudenza da animali poligastrici, per l’elevato rischio di timpanite.
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TESTE DEIN WISSEN
Parlami del foraggiamento verde. 
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TESTE DEIN WISSEN
Il foraggiamento  verde consiste nel raccogliere la produzione foraggera e distribuirla al bestiame in stalla. Con eventuali trattamenti post raccolta è possibile incrementare la digeribilità e l’appetibilità dei foraggi. La raccolta per il foraggiamento verde può essere eseguita a mano oppure a macchina, ricorrendo ad apposite macchine falciatrici, falcia-trinciatrice o falcia-trincia-caricatrici. Quasi tutte le specie foraggere sono adatte al foraggiamento verde, purché si presti attenzione all’epoca di raccolta. La produzione di foraggio verde di un sistema foraggero non è mai continua nel corso dell’anno, ma si concentra indeterminati periodi, subendo invece un arresto durante le stagioni fredde e/o durante quelle calde. Questo problema può essere parzialmente risolto con un’accurata diversificazione di: colture, varietà, epoche di semina e tecniche colturali. Una diversificazione delle colture sufficientemente efficace è possibile solo se si dispone di risorse idriche sufficienti a coltivare erbai estivi e, comunque rimangono dei momenti di carenza collegati con la stagione invernale. Le soluzioni adottate per risolvere il problema della distribuzione stagionale del foraggio possono essere diverse, a seconda delle condizioni economiche e/o climatiche delle aree interessate. 
  • Nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni sono più difficili, l’unica soluzione è il nomadismo: gli animali si spostano in continuazione seguendo la ricrescita dell’erba dopo le piogge. Quando queste sono insufficienti o ritardano rispetto all’epoca usuale, si ricorre all’erba secca. 
  • Nei paesi di agricoltura avanzata, con adeguate risorse economiche e condizioni ambientali meno difficili, si provvede a costituire le scorte di foraggi durante il periodo di maggiore accrescimento delle colture foraggere; questo per poter realizzare un razionamento regolare e costante durante tutto l’anno.  Il razionamento degli animali domestici non è più basato sull’erba fresca, bensì sulla tecnica dell’unifeed, che prevede una razione costante e basata su insilati, opportunamente integrata con fieni e concentrati.


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TESTE DEIN WISSEN
Come avviene la conservazione dei foraggi?
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TESTE DEIN WISSEN
I foraggi non possono essere conservati così come raccolti, ma debbono essere trasformati in quanto l’erba, per il solito contenuto in acqua, andrebbe incontro a rapido deterioramento. La trasformazione dell’erba deve quindi essere il più rapida possibile così ottenere un prodotto stabile, adatta a una lunga conservazione, che conservi al massimo le qualità nutritive presenti al momento della raccolta. La stabilizzazione del foraggio può venire con due modalità:
  • per via secca (fisica): è rappresentata prevalentemente dalla fienagione, che consiste nel far perdere acqua al foraggio portando il contenuto di sostanza secca intorno all’85%. 
  • per via umida (biochimica): rappresentata dall’insilamento, dove la stabilizzazione del foraggio è ottenuta con il conseguimento di condizioni di anaerobiosi (l’assenza di ossigeno blocca i batteri e le muffe aerobi della putrefazione) e di una riduzione del pH a livelli tali da impedire lo svilupparsi di microrganismi putrefattivi anaerobi. È bene non dimenticare che conservando il freddo c’è sempre una riduzione dei nutrienti sia in termini quantitativi che qualitativi. 
Nella conservazione dei foraggi devono essere tenuti presenti: 
  • aspetti economici,
  • immobilizzo dei capitali, 
  • spese annue, 
  • tempi e organizzazione del lavoro, 
  • condizioni di lavoro degli operatori, 
  • riduzione dell’inquinamento ambientale.
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TESTE DEIN WISSEN
Cos’è la fienagione?
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TESTE DEIN WISSEN
La fienagione è una tecnica di conservazione del foraggio conosciuta già dal VII secolo a.C. nella regione dell’attuale Inghilterra. Con il termine fienagione si intende l’evaporazione dell’acqua contenuta nei tessuti del foraggio, sotto l’effetto della radiazione solare, dell’energia convertiva dell’aria e del vento. La fienagione naturale è spesso accelerata con interventi meccanici quali, ad esempio, spandimento, rivoltamento e andanatura del foraggi, per facilitare la sua aerazione e ottenere un’esposizione omogenea ai raggi del sole. Il processo di fino a giovane si compone di diverse fasi: taglio, andanatura, rovesciamento andana, raccolta fieno, caricamento e trasporto e stoccaggio.
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TESTE DEIN WISSEN
In cosa consiste il taglio?
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TESTE DEIN WISSEN
Il taglio corrisponde alla prima fase della fienagione, che deve essere effettuato nel momento ottimale per ottenere un rapporto favorevole tra la quantità e la qualità della produzione. Il taglio viene eseguito a macchina, ricorrendo a macchine falciatrici di varia foggia e in genere dotate di strumenti per eseguire anche altre operazioni, come il condizionamento del foraggio. Si deve ricordare che, soprattutto nelle graminacee, l’accrescimento è accompagnato da profonde modificazioni nella struttura e nella composizione delle piante, per l’arresto dell’emissione delle foglie e per la comparsa dei culmini; ne consegue un peggioramento qualitativo del foraggio. Nelle leguminose, le variazioni hanno lo stesso andamento, ma con manifestazioni meno accentuate; ne consegue una più lenta perdita di valore nutritivo del foraggio. Per non compromettere la qualità del foraggio sarebbe opportuno anticipare il taglio primaverile e farlo coincidere con l’inizio della spigatura per i prati di graminacee e con l’inizio della fioritura per i prati di leguminose. In caso di consociazione tra graminacee e leguminose, è opportuno privilegiare lo stadio della graminacea e sfalciare all’inizio della spigatura di quest’ultima. Purtroppo nella pratica operativa il taglio subisce quasi sempre un ritardo; questa apparente incongruenza è giustificata da diversi motivi: 
  • ritardando si ha un aumento di sostanza secca, pertanto diminuisce la quantità di acqua da evaporare; 
  • avanzando la stagione le condizioni diventano più favorevoli all’essiccamento;
  •  la presenza di steli più rigidi conferisce maggiore sofficità allo strato di foraggio in essicazione; 
  • l’erba più matura e fibrosa subisce minori perdite di fienagione. 
Per quanto riguarda l’altezza del taglio, è sconsigliabile un taglio troppo vicino alla superficie del terreno, perché in questo modo rimangono sul campo solo le gemme basali che sono le più lente a ricacciare e le meno vigorose.
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TESTE DEIN WISSEN
Quali sono i processi fisici, chimici e biochimici che avvengono sulla massa foraggera dopo il taglio?
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TESTE DEIN WISSEN
La massa foraggera, dopo essere stata sfalciata, rimane sparsa sul terreno ed esposta all’azione del sole e subisce quindi un processo di essicazione più o meno veloce, durante il quale avvengono anche modificazioni fisiche e chimiche del foraggio. Queste modificazioni sono importanti perché si ripercuotono sul valore nutritivo e sulla capacità di ingestione da parte degli animali; Le modificazioni sono legate a:
  • processi enzimatici della pianta; 
  • perdite meccaniche; 
  • lisciviazione dei costituenti solubili.
Per affinare un primo taglio, di norma devono essere calcolati intorno a 25 t ha -1 di acqua: solo che per completare l’essicazione le piante necessitano di 3-4 giorni climaticamente favorevoli. Il tasso di perdita d’acqua però non è costante: subito dopo il taglio esso è elevato perché l’acqua contenuta nei vasi e negli spazi intercellulari riesce ad evaporare piuttosto in fretta utilizzando le aperture stomatiche. Successivamente (entro 1-2 ore), la perdita d’acqua e il conseguente calo del turgore cellulare provocano la chiusura degli stomi, opponendosi quindi alla fuoriuscita dell’acqua nei vegetali. Da questo momento in poi l’acqua, deve superare diversi ostacoli, quali: le pareti cellulari, l’epidermide e la cuticola che, con il suo stato ceroso, rappresenta l’ostacolo maggiore. Tra le diverse parti della pianta, le lamine fogliari nelle graminacee e la foglia interna nelle leguminose seccano più rapidamente degli steli per il maggiore rapporto superficie/volume, la maggior densità degli stomi e il minore spessore della cuticola.
Oltre alle resistenze all’interno della pianta, l’acqua in via di evaporazione, dopo aver lasciato il vegetale, deve superare anche altri tipi di resistenza legate al fatto che la vegetazione sfalsata rimane più o meno ammassata sulla superficie di terreno. Lo strato più esterno, quello più esposto alla radiazione solare, si secca rapidamente, mentre l’aria interstiziale contenuta all’interno della massa di foraggio si carica di umidità, ostacolando interiormente la fuoriuscita di vapore dai tessuti. Questo fenomeno è molto maggiore quanto più è compatta la massa foraggera. 
Inoltre, dopo il taglio la pianta continua respirare e questo atto vitale permane fino a quando il contenuto di sostanza secca non raggiunge il 70-80%. La respirazione del foraggio porta a perdite di sostanza secca del 6-8%, che in casi di cattiva fienagione (ad esempio in caso di pioggia) possono arrivare fino al 20%. Oltre alla respirazione, se le piante rimangono vive avvengono anche altri fenomeni, quali la proteolisi, la diminuzione delle vitamine A, Be C e l’aumento del contenuto della vitamina D. 
Oltre a questi fenomeni, si verificano ulteriori perdite meccaniche a carico delle parti più secche e più fragili della pianta, le foglie, che si distaccano e rimangono sul terreno; le perdite possono arrivare al: 
  • 5-15% nelle graminacee; 
  • fino al 35% nelle leguminose, in quanto costituite prevalentemente da foglie. 
Le perdite, crescono durante l’essiccamento in funzione di: 
  • numero ed energia dei trattamenti meccanici subiti dal foraggio; 
  • contenuto in acqua il foraggio; 
  • delicatezza delle strutture vegetative. 
Il fieno perde, rispetto all’erba di origine, in termini di digeribilità, valore energetico e sostanze azotate digeribili. L’entità delle perdite dipende da una serie di fattori, tra i quali gioca un ruolo fondamentale la pioggia. In particolare, quando la pioggia cade sul foraggio tagliato porta alle seguenti conseguenze: 
  • un aumento delle perdite per respirazione, perché il foraggio rimane vivo più a lungo, soprattutto quando la pioggia cade subito dopo il taglio; 
  • perdite per lisciviazione di sostanza secca solubile; 
  • riduzione della digeribilità; 
  • sviluppo di batteri e muffe che portano ad uno scadimento qualitativo. 

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TESTE DEIN WISSEN
Perché è necessario il rovesciamento delle andane? Come avviene?
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TESTE DEIN WISSEN
L’essicazione è un processo abbastanza critico, che dovrebbe svolgersi il più velocemente possibile, per evitare che le condizioni atmosferiche lo ostacolino, determinando un calo del valore nutritivo del fieno. In genere, la macchina di raccolta lascia il fieno in andane, cioè una biomassa troppo raccolta ed ammassata. Di conseguenza, per facilitare la perdita di acqua sono necessari una serie di interventi meccanici per uniformare l’apporto di radiazione e facilitare il ricambio d’aria nello strato. Questi interventi vengono eseguiti con strumenti detti ranghinatori che provvedono a: 
  • apertura dell’andana subito dopo il taglio,
  • rivoltamento dello strato quando il contenuto di acqua è sceso al 50-60%, 
  • restrizione in andana del foraggio quasi secco per diminuire il riassorbimento notturno e asciugare il terreno scoperto su cui rivoltare l’andana.
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TESTE DEIN WISSEN
Cos’è il condizionamento dell’erba?
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TESTE DEIN WISSEN
Il buon esito della fienagione dipende dall’andamento metereologico. Per ridurre i rischi che una pioggia bagni il foraggio è opportuno abbreviare la durata dell’operazione; ciò è possibile con il condizionamento. Quest’operazione consiste in trattamenti particolari all’erba (meccanici o chimici), effettuate al momento del taglio, per conseguire diversi vantaggi quali, migliorare il tasso di essiccamento, ridurre le perdite sia quantitative che qualitative, rendere la massa più omogenea.
Per quanto riguarda il condizionamento meccanico, macchine combinate (falcia-condizionatrici) falciano il foraggio e ne degradano meccanicamente gli steli per favorire la perdita di acqua, così da far avvicinare il loro essiccamento a quello delle foglie e ottenere andane più aerate; le macchine eseguono: piegature, sfregamento, laminazione, spazzolatura. Con tempo buono la durata dell’essiccamento si riduce di circa 36 ore e si guadagnano 10-15 punti di sostanza secca. Il condizionamento è particolarmente indicato per le graminacee con stelo grosso e per le leguminose. A seconda degli organi con cui è eseguito il condizionamento meccanico, si distinguono il condizionamento per schiacciamento e il condizionamento per abrasione.
Il condizionamento per schiacciamento è il tipo più praticato; è indicato per foraggio di erba medica, trifogli e leguminose in genere. Consiste nel far passare il foraggio tra due rulli con superfici variamente sagomate che provocano fenditure longitudinali e lesioni trasversali degli steli. Inoltre, il lancio all’indietro del foraggio schiacciato contro i grembiali del carter della macchina porta la formazione di un’andana più soffice rispetto a quella ottenuta con la semplice falciatrice. 
Il condizionamento per abrasione della cuticola è indicato per foraggi di prati monofisiti di graminacee e di prati permanenti dove queste specie abbondano. Nel condizionamento per abrasione della cuticola il foraggio è sottoposto all’azione di flagelli in acciaio o, più recentemente, in materiale plastico, calettati o fissi su uno o due alberi rotanti, posti perpendicolarmente alla linea di avanzamento della macchina. Gli utensili possono avere forme diverse, come bacchette singole o riunite a mazzetti, lamine, spazzole; comunque la loro azione è quella di intaccare la parte basale degli steli e proiettare all’indietro il foraggio contro il carter.

Con il condizionamento chimico l’accelerazione dell’essiccamento è ottenuta mediante diversi prodotti chimici, come acidi (acido formico), sali, principi attivi erbicidi, distribuiti in soluzione acquosa. Buoni risultati sembra si possono avere con trattamenti a base di carbonato di potassio: con questo trattamento i tassi di essicazione possono aumentare fino al 50%, grazie al prolungamento del periodo di apertura degli stomi e a modificazioni della cera cuticolare che consentono all’acqua di fuoriuscire sottoforma di velo liquido continuo. Può essere utilizzato in alternativa anche il carbonato di sodio, di costo più contenuto.

Il supercondizionamento o macerazione è una tecnica molto violenta che mediante rulli zigrinati, rotanti diversa velocità periferica, disgrega in frammenti fibrosi e impasta tutte le strutture della pianta, trasformandole in una stuoia di colore scuro. La rottura delle barriere consente un’essicazione molto rapida e i succhi derivanti dalla strizzatura sono recuperati e ridistribuiti sulla stuoia durante la sua formazione.
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TESTE DEIN WISSEN
Cosa viene utilizzato per la conservazione del fieno umido?
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TESTE DEIN WISSEN
Quando il fieno deve essere raccolto con contenuti di acqua superiori a quelli di sicurezza, per evitare che vado in contro a decomposizione e ammuffimenti si possono impiegare prodotti ad azione antimicrobica e incorporarli nella massa. I prodotti utilizzabili sono molti per questo scopo, ma i più importanti sono l’acido propionico e l’ammoniaca. 
L’acido propionico ha prevalente azione micostatica; per la sua volatilità e per l’azione irritante si preferisce usare il suo sale ammoniaca-bis-proprionato che ne contiene il65%. Di norma il prodotto è distribuito con una pompa volumetrica direttamente sull’andana, al momento dell’imballatura. Per fieni raccolti in balle prismatiche normali, o giganti a basse densità, le dosi consigliate sono di 6 kg • t-1 di fieno con il 25% di umidità, da aumentare a 12 kg quando l’umidità è intorno al 30%; nel caso invece di balle giganti ad alta densità e per rotoballe, la dose impiegabile è di 14-18 kg • t -1 di fieno al 25% di umidità.
Per quanto riguarda l’ammoniaca, questo gas  è dotato di una forte azione antagonista verso le muffe, meno sui batteri. Agisce sui legamenti lignina-polisaccaridi delle pareti cellulari rompendoli; questo porta un miglioramento nella digeribilità di cellulosa ed emicellulosa del foraggio. La dose usuale è di 15-20 kg • t-1 di fieno con il 25-40% di umidità.
Inoltre, per la conservazione di fieni con ancora il 20-30% di umidità, vengono utilizzati ceppi vivi di Bacillus pumulus. Questo prodotto offre diversi vantaggi rispetto agli acidi organici: 
  • non è corrosivo, 
  • è facilmente maneggiabile,
  • riduce la perdita di foglie, 
  • migliora la qualità e l’appetibilità del fieno. 
Per conseguire i migliori risultati dell’impiego di questi batteri è, però, necessario che: 
  • il tipo di fieno sia conservabile con questo metodo, 
  • il prodotto sia stato ottenuto da microrganismi trovati natura su fieno, piuttosto che su infilato, 
  • il prodotto deve essere applicato nelle dosi e con le modalità prescritte dal produttore.
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TESTE DEIN WISSEN
Cos’è la fienagione in due tempi?
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TESTE DEIN WISSEN
Questa tecnica prevede di lasciare appassire in campo l’erba tagliata fino a far scendere il suo contenuto di acqua intorno al 40%, poi trasportarla in fienili a ventilazione forzata  dove completa l’essicazione. Questi fienili possono essere di varia foggia, ma generalmente si dividono in due tipi, a seconda che servono per l’essicazione del fieno sfuso o per l’essicazione del fieno imballato.
Nella ventilazione ascensionale su fieno sfuso, la base del fienile è costituita da un piano in grigliato metallico al di sotto del quale si trova una camera di ventilazione. Il foraggio raccolto viene trasportato nel fienili e caricato in strati successivi, immessi quando quelli precedenti hanno perso gran parte dell’umidità. 
Nella ventilazione del fieno in balle, la base è costituita da una platea in cemento, percorribile dalla trattrice, sulla quale sono ricavati dei grossi fori, collegati con una camera di ventilazione posta sotto al pavimento. Sopra ogni foro vengono infilate un massimo di circa tre balle, formando una pila, il sopra del quale viene posto un disco (in cemento o in lamiera) per impedire la fuoriuscita dell’aria dall’alto. In questo modo l’aria è costretta ad attraversare le rotoballe primo in senso ascensionale e poi radialmente.
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TESTE DEIN WISSEN
Come avviene la raccolta e l’imballatura del fieno?
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TESTE DEIN WISSEN
La raccolta-imballatura del fieno consiste nel riprendere direttamente dal terreno un andana di fieno e confezionarla in balle. L’imballatura presenta notevoli vantaggi rispetto alla raccolta del filo sfuso, in quanto consente a: 
  • la riduzione dell’ingombro del fieno; 
  • meccanizzazione della movimentazione; 
  • stoccaggio facilitato; 
  • distribuzione al bestiame facilitata e  meccanizzabile.
Per una buona conservazione del fieno, questo deve essere imballato con un contenuto di umidità di circa il 15-16%.


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TESTE DEIN WISSEN
Che caratteristiche hanno le balle?
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TESTE DEIN WISSEN
Le balle possono essere diverse per forma, volume e densità, a seconda del tipo di macchina imballatrice utilizzato, dell’organizzazione aziendale del tipo di foraggio e della sua umidità (che ne influenza la comprimibilità). La densità delle balle è particolarmente importante, perché ne influenza la capacità di continuare ad essiccarsi anche dopo la pressatura. In particolare, nelle balle con densità inferiore a 140 kg su metri cubi, la porosità interna consente di perdere ancora qualche punto di umidità dopo la pressatura, solo lasciandole per qualche tempo sul campo.
Esistono tre tipi di balle, quelle parallelepipede a media densità, quelle cilindriche quelle parallelepipede ad alta densità.
Le piccole balle parallelepipede sono state il primo tipo di balle ad essere utilizzato; pesano circa 15-35 kg per cui, sono facilmente gestibili a mano, ma presentano una serie di inconvenienti, quali:
  •  rendono impossibile l’integrale meccanizzazione della catena di raccolta-movimentazione-stoccaggio-distribuzione;
  • la portata del cantiere è relativamente bassa; 
  • presentano un alto indice di esposizione, pertanto non devono essere lasciate a lungo tempo sul campo, ma poste al coperto appena raggiunto il giusto grado di umidità.
Le grandi balle cilindriche (rotoballe) sono state utilizzate partire dal 1975; una rotoballa può arrivare a pesare 3-4 quintali. A seconda delle imballatrici utilizzate, si distinguono rotoballe a cuore tenero, caratterizzate da una densità minore al centro, e le rotoballe a cuore duro, caratterizzate da una densità pressoché uniforme dal centro verso l’esterno. Le rotoballe oggi sono le più diffuse in quanto: 
  • sono relativamente facili da realizzare e raggiungono un peso che rende facilmente sollevabili con i caricatori delle trattrici; 
  • sono molto adatte alla distribuzione meccanizzata del foraggio;
  • il cantiere di raccolta è di notevole portata ed è gestibile con poca manodopera; 
  • hanno un ridotto indice di esposizione, inoltre la parte superiore ha la funzione di tetto di paglia, quindi sono relativamente tolleranti alle piogge. 
Le grandi balle parallelepipede (dette anche ad alta densità) hanno una diffusione più recente (1986-87). Le grandi balle presentano queste peculiarità: 
  • sono particolarmente adatte alle filiere di commercializzazione, poiché a parità di volume con gli altri tipi di balle contengono una maggiore quantità di fieno; 
  • la portata del cantiere di raccolta è molto elevata; 
  • presentano un alto indice di esposizione, pertanto dopo la pressatura devono essere prelevato al campo e subito poste al coperto.

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Q:
Parlami del pascolamento.
A:
Il pascolamento deve essere effettuato quando le graminacee sono ancora allo stadio vegetativo, e sono quindi caratterizzate da un rapporto foglie/fusti piuttosto alto. In genere il momento ottimale corrisponde ad un’altezza dell’erba pari a 15-20 cm: in seguito, durante la levata delle graminacee, la qualità e l’appetibilità dell’erba calano. Nel caso di sorgo, il pascolo non è possibile con la coltura giovane, a causa della presenza della durrina, che può causare pericolose intossicazioni. Inoltre, alcune leguminose devono essere pascolate con molta prudenza da animali poligastrici, per l’elevato rischio di timpanite.
Q:
Parlami del foraggiamento verde. 
A:
Il foraggiamento  verde consiste nel raccogliere la produzione foraggera e distribuirla al bestiame in stalla. Con eventuali trattamenti post raccolta è possibile incrementare la digeribilità e l’appetibilità dei foraggi. La raccolta per il foraggiamento verde può essere eseguita a mano oppure a macchina, ricorrendo ad apposite macchine falciatrici, falcia-trinciatrice o falcia-trincia-caricatrici. Quasi tutte le specie foraggere sono adatte al foraggiamento verde, purché si presti attenzione all’epoca di raccolta. La produzione di foraggio verde di un sistema foraggero non è mai continua nel corso dell’anno, ma si concentra indeterminati periodi, subendo invece un arresto durante le stagioni fredde e/o durante quelle calde. Questo problema può essere parzialmente risolto con un’accurata diversificazione di: colture, varietà, epoche di semina e tecniche colturali. Una diversificazione delle colture sufficientemente efficace è possibile solo se si dispone di risorse idriche sufficienti a coltivare erbai estivi e, comunque rimangono dei momenti di carenza collegati con la stagione invernale. Le soluzioni adottate per risolvere il problema della distribuzione stagionale del foraggio possono essere diverse, a seconda delle condizioni economiche e/o climatiche delle aree interessate. 
  • Nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni sono più difficili, l’unica soluzione è il nomadismo: gli animali si spostano in continuazione seguendo la ricrescita dell’erba dopo le piogge. Quando queste sono insufficienti o ritardano rispetto all’epoca usuale, si ricorre all’erba secca. 
  • Nei paesi di agricoltura avanzata, con adeguate risorse economiche e condizioni ambientali meno difficili, si provvede a costituire le scorte di foraggi durante il periodo di maggiore accrescimento delle colture foraggere; questo per poter realizzare un razionamento regolare e costante durante tutto l’anno.  Il razionamento degli animali domestici non è più basato sull’erba fresca, bensì sulla tecnica dell’unifeed, che prevede una razione costante e basata su insilati, opportunamente integrata con fieni e concentrati.


Q:
Come avviene la conservazione dei foraggi?
A:
I foraggi non possono essere conservati così come raccolti, ma debbono essere trasformati in quanto l’erba, per il solito contenuto in acqua, andrebbe incontro a rapido deterioramento. La trasformazione dell’erba deve quindi essere il più rapida possibile così ottenere un prodotto stabile, adatta a una lunga conservazione, che conservi al massimo le qualità nutritive presenti al momento della raccolta. La stabilizzazione del foraggio può venire con due modalità:
  • per via secca (fisica): è rappresentata prevalentemente dalla fienagione, che consiste nel far perdere acqua al foraggio portando il contenuto di sostanza secca intorno all’85%. 
  • per via umida (biochimica): rappresentata dall’insilamento, dove la stabilizzazione del foraggio è ottenuta con il conseguimento di condizioni di anaerobiosi (l’assenza di ossigeno blocca i batteri e le muffe aerobi della putrefazione) e di una riduzione del pH a livelli tali da impedire lo svilupparsi di microrganismi putrefattivi anaerobi. È bene non dimenticare che conservando il freddo c’è sempre una riduzione dei nutrienti sia in termini quantitativi che qualitativi. 
Nella conservazione dei foraggi devono essere tenuti presenti: 
  • aspetti economici,
  • immobilizzo dei capitali, 
  • spese annue, 
  • tempi e organizzazione del lavoro, 
  • condizioni di lavoro degli operatori, 
  • riduzione dell’inquinamento ambientale.
Q:
Cos’è la fienagione?
A:
La fienagione è una tecnica di conservazione del foraggio conosciuta già dal VII secolo a.C. nella regione dell’attuale Inghilterra. Con il termine fienagione si intende l’evaporazione dell’acqua contenuta nei tessuti del foraggio, sotto l’effetto della radiazione solare, dell’energia convertiva dell’aria e del vento. La fienagione naturale è spesso accelerata con interventi meccanici quali, ad esempio, spandimento, rivoltamento e andanatura del foraggi, per facilitare la sua aerazione e ottenere un’esposizione omogenea ai raggi del sole. Il processo di fino a giovane si compone di diverse fasi: taglio, andanatura, rovesciamento andana, raccolta fieno, caricamento e trasporto e stoccaggio.
Q:
In cosa consiste il taglio?
A:
Il taglio corrisponde alla prima fase della fienagione, che deve essere effettuato nel momento ottimale per ottenere un rapporto favorevole tra la quantità e la qualità della produzione. Il taglio viene eseguito a macchina, ricorrendo a macchine falciatrici di varia foggia e in genere dotate di strumenti per eseguire anche altre operazioni, come il condizionamento del foraggio. Si deve ricordare che, soprattutto nelle graminacee, l’accrescimento è accompagnato da profonde modificazioni nella struttura e nella composizione delle piante, per l’arresto dell’emissione delle foglie e per la comparsa dei culmini; ne consegue un peggioramento qualitativo del foraggio. Nelle leguminose, le variazioni hanno lo stesso andamento, ma con manifestazioni meno accentuate; ne consegue una più lenta perdita di valore nutritivo del foraggio. Per non compromettere la qualità del foraggio sarebbe opportuno anticipare il taglio primaverile e farlo coincidere con l’inizio della spigatura per i prati di graminacee e con l’inizio della fioritura per i prati di leguminose. In caso di consociazione tra graminacee e leguminose, è opportuno privilegiare lo stadio della graminacea e sfalciare all’inizio della spigatura di quest’ultima. Purtroppo nella pratica operativa il taglio subisce quasi sempre un ritardo; questa apparente incongruenza è giustificata da diversi motivi: 
  • ritardando si ha un aumento di sostanza secca, pertanto diminuisce la quantità di acqua da evaporare; 
  • avanzando la stagione le condizioni diventano più favorevoli all’essiccamento;
  •  la presenza di steli più rigidi conferisce maggiore sofficità allo strato di foraggio in essicazione; 
  • l’erba più matura e fibrosa subisce minori perdite di fienagione. 
Per quanto riguarda l’altezza del taglio, è sconsigliabile un taglio troppo vicino alla superficie del terreno, perché in questo modo rimangono sul campo solo le gemme basali che sono le più lente a ricacciare e le meno vigorose.
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Q:
Quali sono i processi fisici, chimici e biochimici che avvengono sulla massa foraggera dopo il taglio?
A:
La massa foraggera, dopo essere stata sfalciata, rimane sparsa sul terreno ed esposta all’azione del sole e subisce quindi un processo di essicazione più o meno veloce, durante il quale avvengono anche modificazioni fisiche e chimiche del foraggio. Queste modificazioni sono importanti perché si ripercuotono sul valore nutritivo e sulla capacità di ingestione da parte degli animali; Le modificazioni sono legate a:
  • processi enzimatici della pianta; 
  • perdite meccaniche; 
  • lisciviazione dei costituenti solubili.
Per affinare un primo taglio, di norma devono essere calcolati intorno a 25 t ha -1 di acqua: solo che per completare l’essicazione le piante necessitano di 3-4 giorni climaticamente favorevoli. Il tasso di perdita d’acqua però non è costante: subito dopo il taglio esso è elevato perché l’acqua contenuta nei vasi e negli spazi intercellulari riesce ad evaporare piuttosto in fretta utilizzando le aperture stomatiche. Successivamente (entro 1-2 ore), la perdita d’acqua e il conseguente calo del turgore cellulare provocano la chiusura degli stomi, opponendosi quindi alla fuoriuscita dell’acqua nei vegetali. Da questo momento in poi l’acqua, deve superare diversi ostacoli, quali: le pareti cellulari, l’epidermide e la cuticola che, con il suo stato ceroso, rappresenta l’ostacolo maggiore. Tra le diverse parti della pianta, le lamine fogliari nelle graminacee e la foglia interna nelle leguminose seccano più rapidamente degli steli per il maggiore rapporto superficie/volume, la maggior densità degli stomi e il minore spessore della cuticola.
Oltre alle resistenze all’interno della pianta, l’acqua in via di evaporazione, dopo aver lasciato il vegetale, deve superare anche altri tipi di resistenza legate al fatto che la vegetazione sfalsata rimane più o meno ammassata sulla superficie di terreno. Lo strato più esterno, quello più esposto alla radiazione solare, si secca rapidamente, mentre l’aria interstiziale contenuta all’interno della massa di foraggio si carica di umidità, ostacolando interiormente la fuoriuscita di vapore dai tessuti. Questo fenomeno è molto maggiore quanto più è compatta la massa foraggera. 
Inoltre, dopo il taglio la pianta continua respirare e questo atto vitale permane fino a quando il contenuto di sostanza secca non raggiunge il 70-80%. La respirazione del foraggio porta a perdite di sostanza secca del 6-8%, che in casi di cattiva fienagione (ad esempio in caso di pioggia) possono arrivare fino al 20%. Oltre alla respirazione, se le piante rimangono vive avvengono anche altri fenomeni, quali la proteolisi, la diminuzione delle vitamine A, Be C e l’aumento del contenuto della vitamina D. 
Oltre a questi fenomeni, si verificano ulteriori perdite meccaniche a carico delle parti più secche e più fragili della pianta, le foglie, che si distaccano e rimangono sul terreno; le perdite possono arrivare al: 
  • 5-15% nelle graminacee; 
  • fino al 35% nelle leguminose, in quanto costituite prevalentemente da foglie. 
Le perdite, crescono durante l’essiccamento in funzione di: 
  • numero ed energia dei trattamenti meccanici subiti dal foraggio; 
  • contenuto in acqua il foraggio; 
  • delicatezza delle strutture vegetative. 
Il fieno perde, rispetto all’erba di origine, in termini di digeribilità, valore energetico e sostanze azotate digeribili. L’entità delle perdite dipende da una serie di fattori, tra i quali gioca un ruolo fondamentale la pioggia. In particolare, quando la pioggia cade sul foraggio tagliato porta alle seguenti conseguenze: 
  • un aumento delle perdite per respirazione, perché il foraggio rimane vivo più a lungo, soprattutto quando la pioggia cade subito dopo il taglio; 
  • perdite per lisciviazione di sostanza secca solubile; 
  • riduzione della digeribilità; 
  • sviluppo di batteri e muffe che portano ad uno scadimento qualitativo. 

Q:
Perché è necessario il rovesciamento delle andane? Come avviene?
A:
L’essicazione è un processo abbastanza critico, che dovrebbe svolgersi il più velocemente possibile, per evitare che le condizioni atmosferiche lo ostacolino, determinando un calo del valore nutritivo del fieno. In genere, la macchina di raccolta lascia il fieno in andane, cioè una biomassa troppo raccolta ed ammassata. Di conseguenza, per facilitare la perdita di acqua sono necessari una serie di interventi meccanici per uniformare l’apporto di radiazione e facilitare il ricambio d’aria nello strato. Questi interventi vengono eseguiti con strumenti detti ranghinatori che provvedono a: 
  • apertura dell’andana subito dopo il taglio,
  • rivoltamento dello strato quando il contenuto di acqua è sceso al 50-60%, 
  • restrizione in andana del foraggio quasi secco per diminuire il riassorbimento notturno e asciugare il terreno scoperto su cui rivoltare l’andana.
Q:
Cos’è il condizionamento dell’erba?
A:
Il buon esito della fienagione dipende dall’andamento metereologico. Per ridurre i rischi che una pioggia bagni il foraggio è opportuno abbreviare la durata dell’operazione; ciò è possibile con il condizionamento. Quest’operazione consiste in trattamenti particolari all’erba (meccanici o chimici), effettuate al momento del taglio, per conseguire diversi vantaggi quali, migliorare il tasso di essiccamento, ridurre le perdite sia quantitative che qualitative, rendere la massa più omogenea.
Per quanto riguarda il condizionamento meccanico, macchine combinate (falcia-condizionatrici) falciano il foraggio e ne degradano meccanicamente gli steli per favorire la perdita di acqua, così da far avvicinare il loro essiccamento a quello delle foglie e ottenere andane più aerate; le macchine eseguono: piegature, sfregamento, laminazione, spazzolatura. Con tempo buono la durata dell’essiccamento si riduce di circa 36 ore e si guadagnano 10-15 punti di sostanza secca. Il condizionamento è particolarmente indicato per le graminacee con stelo grosso e per le leguminose. A seconda degli organi con cui è eseguito il condizionamento meccanico, si distinguono il condizionamento per schiacciamento e il condizionamento per abrasione.
Il condizionamento per schiacciamento è il tipo più praticato; è indicato per foraggio di erba medica, trifogli e leguminose in genere. Consiste nel far passare il foraggio tra due rulli con superfici variamente sagomate che provocano fenditure longitudinali e lesioni trasversali degli steli. Inoltre, il lancio all’indietro del foraggio schiacciato contro i grembiali del carter della macchina porta la formazione di un’andana più soffice rispetto a quella ottenuta con la semplice falciatrice. 
Il condizionamento per abrasione della cuticola è indicato per foraggi di prati monofisiti di graminacee e di prati permanenti dove queste specie abbondano. Nel condizionamento per abrasione della cuticola il foraggio è sottoposto all’azione di flagelli in acciaio o, più recentemente, in materiale plastico, calettati o fissi su uno o due alberi rotanti, posti perpendicolarmente alla linea di avanzamento della macchina. Gli utensili possono avere forme diverse, come bacchette singole o riunite a mazzetti, lamine, spazzole; comunque la loro azione è quella di intaccare la parte basale degli steli e proiettare all’indietro il foraggio contro il carter.

Con il condizionamento chimico l’accelerazione dell’essiccamento è ottenuta mediante diversi prodotti chimici, come acidi (acido formico), sali, principi attivi erbicidi, distribuiti in soluzione acquosa. Buoni risultati sembra si possono avere con trattamenti a base di carbonato di potassio: con questo trattamento i tassi di essicazione possono aumentare fino al 50%, grazie al prolungamento del periodo di apertura degli stomi e a modificazioni della cera cuticolare che consentono all’acqua di fuoriuscire sottoforma di velo liquido continuo. Può essere utilizzato in alternativa anche il carbonato di sodio, di costo più contenuto.

Il supercondizionamento o macerazione è una tecnica molto violenta che mediante rulli zigrinati, rotanti diversa velocità periferica, disgrega in frammenti fibrosi e impasta tutte le strutture della pianta, trasformandole in una stuoia di colore scuro. La rottura delle barriere consente un’essicazione molto rapida e i succhi derivanti dalla strizzatura sono recuperati e ridistribuiti sulla stuoia durante la sua formazione.
Q:
Cosa viene utilizzato per la conservazione del fieno umido?
A:
Quando il fieno deve essere raccolto con contenuti di acqua superiori a quelli di sicurezza, per evitare che vado in contro a decomposizione e ammuffimenti si possono impiegare prodotti ad azione antimicrobica e incorporarli nella massa. I prodotti utilizzabili sono molti per questo scopo, ma i più importanti sono l’acido propionico e l’ammoniaca. 
L’acido propionico ha prevalente azione micostatica; per la sua volatilità e per l’azione irritante si preferisce usare il suo sale ammoniaca-bis-proprionato che ne contiene il65%. Di norma il prodotto è distribuito con una pompa volumetrica direttamente sull’andana, al momento dell’imballatura. Per fieni raccolti in balle prismatiche normali, o giganti a basse densità, le dosi consigliate sono di 6 kg • t-1 di fieno con il 25% di umidità, da aumentare a 12 kg quando l’umidità è intorno al 30%; nel caso invece di balle giganti ad alta densità e per rotoballe, la dose impiegabile è di 14-18 kg • t -1 di fieno al 25% di umidità.
Per quanto riguarda l’ammoniaca, questo gas  è dotato di una forte azione antagonista verso le muffe, meno sui batteri. Agisce sui legamenti lignina-polisaccaridi delle pareti cellulari rompendoli; questo porta un miglioramento nella digeribilità di cellulosa ed emicellulosa del foraggio. La dose usuale è di 15-20 kg • t-1 di fieno con il 25-40% di umidità.
Inoltre, per la conservazione di fieni con ancora il 20-30% di umidità, vengono utilizzati ceppi vivi di Bacillus pumulus. Questo prodotto offre diversi vantaggi rispetto agli acidi organici: 
  • non è corrosivo, 
  • è facilmente maneggiabile,
  • riduce la perdita di foglie, 
  • migliora la qualità e l’appetibilità del fieno. 
Per conseguire i migliori risultati dell’impiego di questi batteri è, però, necessario che: 
  • il tipo di fieno sia conservabile con questo metodo, 
  • il prodotto sia stato ottenuto da microrganismi trovati natura su fieno, piuttosto che su infilato, 
  • il prodotto deve essere applicato nelle dosi e con le modalità prescritte dal produttore.
Q:
Cos’è la fienagione in due tempi?
A:
Questa tecnica prevede di lasciare appassire in campo l’erba tagliata fino a far scendere il suo contenuto di acqua intorno al 40%, poi trasportarla in fienili a ventilazione forzata  dove completa l’essicazione. Questi fienili possono essere di varia foggia, ma generalmente si dividono in due tipi, a seconda che servono per l’essicazione del fieno sfuso o per l’essicazione del fieno imballato.
Nella ventilazione ascensionale su fieno sfuso, la base del fienile è costituita da un piano in grigliato metallico al di sotto del quale si trova una camera di ventilazione. Il foraggio raccolto viene trasportato nel fienili e caricato in strati successivi, immessi quando quelli precedenti hanno perso gran parte dell’umidità. 
Nella ventilazione del fieno in balle, la base è costituita da una platea in cemento, percorribile dalla trattrice, sulla quale sono ricavati dei grossi fori, collegati con una camera di ventilazione posta sotto al pavimento. Sopra ogni foro vengono infilate un massimo di circa tre balle, formando una pila, il sopra del quale viene posto un disco (in cemento o in lamiera) per impedire la fuoriuscita dell’aria dall’alto. In questo modo l’aria è costretta ad attraversare le rotoballe primo in senso ascensionale e poi radialmente.
Q:
Come avviene la raccolta e l’imballatura del fieno?
A:
La raccolta-imballatura del fieno consiste nel riprendere direttamente dal terreno un andana di fieno e confezionarla in balle. L’imballatura presenta notevoli vantaggi rispetto alla raccolta del filo sfuso, in quanto consente a: 
  • la riduzione dell’ingombro del fieno; 
  • meccanizzazione della movimentazione; 
  • stoccaggio facilitato; 
  • distribuzione al bestiame facilitata e  meccanizzabile.
Per una buona conservazione del fieno, questo deve essere imballato con un contenuto di umidità di circa il 15-16%.


Q:
Che caratteristiche hanno le balle?
A:
Le balle possono essere diverse per forma, volume e densità, a seconda del tipo di macchina imballatrice utilizzato, dell’organizzazione aziendale del tipo di foraggio e della sua umidità (che ne influenza la comprimibilità). La densità delle balle è particolarmente importante, perché ne influenza la capacità di continuare ad essiccarsi anche dopo la pressatura. In particolare, nelle balle con densità inferiore a 140 kg su metri cubi, la porosità interna consente di perdere ancora qualche punto di umidità dopo la pressatura, solo lasciandole per qualche tempo sul campo.
Esistono tre tipi di balle, quelle parallelepipede a media densità, quelle cilindriche quelle parallelepipede ad alta densità.
Le piccole balle parallelepipede sono state il primo tipo di balle ad essere utilizzato; pesano circa 15-35 kg per cui, sono facilmente gestibili a mano, ma presentano una serie di inconvenienti, quali:
  •  rendono impossibile l’integrale meccanizzazione della catena di raccolta-movimentazione-stoccaggio-distribuzione;
  • la portata del cantiere è relativamente bassa; 
  • presentano un alto indice di esposizione, pertanto non devono essere lasciate a lungo tempo sul campo, ma poste al coperto appena raggiunto il giusto grado di umidità.
Le grandi balle cilindriche (rotoballe) sono state utilizzate partire dal 1975; una rotoballa può arrivare a pesare 3-4 quintali. A seconda delle imballatrici utilizzate, si distinguono rotoballe a cuore tenero, caratterizzate da una densità minore al centro, e le rotoballe a cuore duro, caratterizzate da una densità pressoché uniforme dal centro verso l’esterno. Le rotoballe oggi sono le più diffuse in quanto: 
  • sono relativamente facili da realizzare e raggiungono un peso che rende facilmente sollevabili con i caricatori delle trattrici; 
  • sono molto adatte alla distribuzione meccanizzata del foraggio;
  • il cantiere di raccolta è di notevole portata ed è gestibile con poca manodopera; 
  • hanno un ridotto indice di esposizione, inoltre la parte superiore ha la funzione di tetto di paglia, quindi sono relativamente tolleranti alle piogge. 
Le grandi balle parallelepipede (dette anche ad alta densità) hanno una diffusione più recente (1986-87). Le grandi balle presentano queste peculiarità: 
  • sono particolarmente adatte alle filiere di commercializzazione, poiché a parità di volume con gli altri tipi di balle contengono una maggiore quantità di fieno; 
  • la portata del cantiere di raccolta è molto elevata; 
  • presentano un alto indice di esposizione, pertanto dopo la pressatura devono essere prelevato al campo e subito poste al coperto.

Agronomia

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